Susan Burnstine: tra sogno e realtà

Susan Burnstine si è accostata alla fotografia fin dalla tenera età. Da sempre abituata a vedere le macchine fotografiche della madre, ne riceve una propria per il suo undicesimo compleanno, una Canon A-1.
La sua infanzia è stata immortalata da macchine fotografiche economiche, che sua madre teneva sempre a portata di mano: una  126 Instamatic, una Polaroid e una Pentax 110 che conservava sempre in fondo alla borsa con mille altre cose, ed ecco che si spiegano le lenti imbrattate e gli infiniti graffi!

Susan inizia a scattare molto presto e adora la sua Canon A-1, portandola sempre con se. Il linguaggio della fotografia, trasmessole dalla madre, per lei è molto naturale.

Susan inizia la sua carriera lavorativa ad Hollywood  occupandosi di spettacoli di umorismo e sceneggiature. Stanca dell’ambiente e del tipo di lavoro, torna alla fotografia  e riscuote successo come ritrattista e fotografa commerciale. Ma Susan è ben lungi dall’essere soddisfatta a livello artistico.

Quando Susan raggiunge la trentina, muore improvvisamente la madre lasciandole un vuoto incolmabile. Sentendosi demoralizzata, per cercare soddisfazione, riscopre la sua Canon A-1 e ricomincia a scattare “I started shooting incessantly again. And every time I clicked that shutter, it was as if I heard my mom cheering me on.

Inizia così a lavorare ad un progetto che diverrà il corpo di “Within shadows”, una raccolta realizzata in tre capitoli: On waking dreams, Between and Flight.
Ogni capitolo sviluppa un concetto: il sogno (il subconscio), il sonno (l’inconscio), il risveglio (il conscio).
Burnstine inizia a esplorare i suoi sogni, effimere memorie, metafore e fantasie che popolano il suo subconscio, proiettandolo alla realtà in soggetti concreti e riportandolo nei suoi scatti su film.

“I journal my dream from the night before, then I climb into my car with my cameras and my dog. I never know exactly where I’m going until I get there. And when I arrive at a place I attempt to capture a significant memory, metaphor or moment from that dream and I snap the shutter”.

Le foto di Susan sono molto particolari e istintive. Gli apparecchi convenzionali, molto tecnici e precisi, non rendono possibile alla Burnstine il risultato voluto. Le sue immagini devono rimanere sempre sospese tra realtà ed immaginario, tra il ricordo e il sogno. Per raggiungere questo obiettivo, ha creato lei stessa 21 macchine fotografiche e lenti. Sono principalmente composte da parti in plastica, particolari di macchine fotografiche d’epoca o giocattolo e oggetti di uso domestico. Le lenti sono in plastica. Istinto e intuizione sono molto importanti perché questi apparecchi sono spesso imprevedibili e tecnicamente impegnativi. Ritrae le sue visioni oniriche interamente in-macchina fotografica, piuttosto che con manipolazioni post-processing.

“I often recall images and am uncertain whether they came from something experienced in reality or dreams. Images symbolic of transitions and transformations of the spirit, be it human, animal or from the natural world, are of particular interest and significance to me. With this series, I wanted to find a way to portray these types of dream-like visions, but entirely in-camera, rather than with post-processing manipulations. To achieve this, I created twenty hand-made cameras and lenses that are frequently unpredictable. Learning to overcome their extensive limitations has required me to rely on instinct and intuition – the same tools key for attempting to interpret dreams.”

Ognuna delle sue 21 macchine è al 100% handmade, con un impegno di 40-60 ore per la realizzazione e, a ciascuna, Susan ha assegnato un nome di un musicista. Le preferite sembrano essere Johnny Cash, John Lee Hooker e Koko Taylor.

“I ripped the lens off a toy camera and started playing with alternative homemade lenses on the body. My first lens was adapted from a plastic magnifying glass I stole from a toy science kit.”


Video di un’intervista
http://www.youtube.com/watch?v=V-5xQKWPoE4&feature=player_embedded#

Sito di Susan Burnstine
http://www.susanburnstine.com/


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La prima monografia di Susan, Within Shadows, sarà pubblicata da Charta e sarà inizialmente presentata in Europa a “La Biennale di Venezia” a giugno 2011 e negli Stati Uniti nel settembre 2011.

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  One thought on “Susan Burnstine: tra sogno e realtà

  1. 9 marzo 2011 alle 10:57

    Una bella scoperta Susan, una bella scoperta la tua passione gentile ma viscerale.

    un saluto!

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    • 9 marzo 2011 alle 11:26

      Adoro il lavoro di Susan e sto tentando di provare un’esperienza simile! Un lavoro duro: smonta, rimonta, prova e riprova…
      E’ una bella passione e sono contenta di condividere quello che mi piace! E’ un piacere conoscerti, un saluto anche a te!

      Mi piace

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