“Dog Dogs” di Elliott Erwitt

(Sulla mensola: i libri che ho o che vorrei…)


 

“Elliott Erwitt”

Elliott Erwitt è nato nel 1928 in Francia da genitori russi emigrati. Dopo i suoi primi anni passati in Italia si sposta tra Francia, Stati Uniti e Germania decidendo di fissare la propria residenza a New York; anche se, per Erwitt, il concetto di residenza è un “luogo dove ti trovi in un dato momento, dal momento che non stai andando in nessun altro luogo”.

Fino al 1949 studia alla Hollywood High School e lavora come sviluppatore presso un laboratorio, rivendendo ai fans foto autografate di vari personaggi di Hollywood.

Torna in Europa e segna l’inizio della sua carriera da professionista fotografando in lungo e in largo per Italia e Francia. Nel 1951, Erwitt viene chiamato dall’esercito americano ed inizia a lavorare sia per le forze armate che per diverse pubblicazioni. Grandi opportunità per la sua carriera derivano dalle frequentazioni a New York, dove, in cerca di lavoro, incontra personaggi come Robert Capa, Edward Steichen e Roy Stryker. Tanto che, nel 1953, appena congedato dall’esercito, viene invitato ad unirsi all’agenzia Magnum proprio dallo stesso socio fondatore Robert Capa. Dal 1968, per tre nomine, Erwitt ne viene nominato presidente e rimane tutt’ora membro attivo.

Negli anni ’70, parallelamente alla sua attività di fotografo, inizia a girare dei film come “Beauty knows no pain” (1971), “Red, white and blue grass” (1973), premiato dall’American Film Institute, e “The glass makers of Herat” (1997). Negli anni ’80 produce anche 17 commedie satiriche per la televisione. Dagli anni ’90 fino ad oggi continua la sua attività di fotografo lavorando sia nel campo industriale e pubblicitario che in quello giornalistico, nel tempo che gli rimane organizza mostre dei suoi lavori oppure crea e pubblica libri con le sue opere.

“Dog Dogs”

Di tutti i libri pubblicati da Elliott Erwitt, il mio preferito in assoluto è Dog Dogs pubblicato da Phaidon nel 1998. Adoro gli animali, in modo speciale i cani, quindi la mia scelta non poteva essere diversa! Apprezzo e ammiro la sua capacità di descrivere la relazione tra cani e umani… dal suolo in su!

“People say the dogs in [your] pictures are like people. ‘Like them? They are people, just with more hair.'” –From an interview with Elliott Erwitt, The Sunday Times Magazine, UK

Per secoli, dipinti, poesie e libri hanno esaltato le virtù del miglior amico dell’uomo. In tempi più recenti, la fotografia ha giocato un ruolo importante nel catturare immagini che sottolineano una sorta di nostra parentela con gli animali: album di famiglia sono pieni di immagini di animali molto amati, in posa con i loro proprietari.
Tuttavia, queste immagini mostrano raramente il rapporto dal punto di vista dell’animale. Al contrario, “Dog Dogs” esprime ciò che un cane prova essendo in balia di un umano. Un cane, legato a un lampione, semplicemente non può nascondere il suo imbarazzo. Molti scatti sono presi a livello del suolo: una decisione che si è rivelata vantaggiosa per il fotografo; infatti Erwitt scrive:  -“Working below the girl model’s knee gets me free of those tyrants of the business, the hair and make-up experts”-.

Oltre al lavoro commerciale, Erwitt introduce nel libro anche foto provenienti dalla sua collezione personale, raccolta nel corso di un periodo di 45 anni (1946-1991). Sei fotografie, in particolare, sono familiari, essendo apparse in uno dei precedenti libri di Erwitt. “They’ve become part of my signature”, spiega. “I have mixed feelings about that. It’s like being a singer who’s always asked to sing an old hit song again”.

No matter what excuse (or subject) you use for taking a picture. It fails if it does not let something beyond you come out, like your general attitude towards life, or your feeling towards the world around you.

In questo caso, è l’affetto e il rispetto che Erwitt ha per i cani, che alimenta la sua fotografia. Di conseguenza, i cani non sono ridotti a stereotipi, piuttosto il contrario. Ogni animale presenta caratteristiche distinte, che Erwitt sottolinea, grazie ad una composizione intelligente e mirata. Queste caratteristiche rendono i cani, in qualche modo, molto più umani.


 

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