“The Americans” di Robert Frank

(Sulla mensola: i libri che ho o che vorrei…)


 

“Robert Frank”

Robert Frank è un fotografo e regista naturalizzato statunitense ma di origine svizzera. Nato a Zurigo il 9 novembre 1924 in una famiglia di origini ebraiche, inizialmente lavora dal 1941 al 1944 come assistente fotografo con Hermann Segesser e Michael Wolgensinger. Nel 1946 esce la sua prima pubblicazione “40 Fotos”, autofinanziata.
Si trasferisce in America nel 1947 e lavora come fotografo di moda per Harper’s Bazaar. Lavora anche come reporter freelance viaggiando molto attraverso Perù e Bolivia. Pubblica molte di queste foto di reportage, ed alcune escono sul libro dell’artista Mary Lockspeiser, che diventa poi sua moglie. Edward Steichen include alcune fotografie di Frank nella mostra “51 American Photographers” al Museum of Modern Art di New York e nel 1955 nella famosa The Family of Man.
Frank lascia definitivamente la fotografia di moda per il fotogiornalismo e continua a lavorare come freelance in Europa finché, nel 1955, riceve la borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim di New York che lo porterà alla pubblicazione di “The Americans”. Frank viene a contatto con i maggiori esponenti della Beat generation e, nel 1959, dirige il suo primo film in collaborazione con il pittore Alfred Leslie, “Pull My Daisy”. Il film è scritto e narrato da Jack Kerouac e tra gli interpreti ci sono Allen Ginsberg e Gregory Corso. Abbandona poi la fotografia negli anni sessanta per dedicarsi al Cinema. Film ricchi di inquietudine e ricerca interiore: Conversations in Vermont (1969), About me: a musical (1971). Collabora ancora con figure rappresentative della Beat generation come Ginsberg, Tom Waits, Orlovsky, Burroughs, Joe Strummer, Patti Smith e con i Rolling Stones.
Torna alla fotografia in seguito alla scomparsa della figlia ventenne. La tecnica risulta molto cambiata: usa spesso dei collage, usa vecchie immagini, scatta con una polaroid e talvolta scrive e graffia le pellicole. Vive tra Canada e New York con la compagna pittrice June Leaf. Nel 1994 a Washington nasce la Robert Frank Collection grazie ad una sua donazione di materiale artistico. Ormai oltrepassati gli 80 anni, Frank continua la sua ricerca introspettiva; dice “sto cercando di dimenticare fotografia semplice, cercando di fare qualcosa dall’interno.” E aggiunge: “il tempo passa e non si ferma mai e aspetta.”. Pubblica “Storylines“: una progressione attraverso una serie di immagini, un lavoro strutturato come una sequenza musicale, una creazione di trame che risuonano al di là del momento congelato di ogni singola fotografia.

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“The Americans”

Robert Frank ottiene nel 1955 una borsa di studio elargita dalla Fondazione Guggenheim grazie al sostegno dell’amico Walker Evans. Decide di intraprendere un viaggio attraverso 48 stati americani, dal 1955 al 1956 raccogliendo più di 25.000 immagini. Frank riesce ad immortalare sia l’America dei contadini di colore sia i party New Yorkesi con ricchi personaggi illustri. Scatta in angoli curiosi, finestre, strade, fast-food, racconta una storia creando un reportage sull’America immensa e complessa di quel periodo. Da tutti gli scatti raccolti ne seleziona solo 83 per un libro. A causa delle novità estetiche proposte nelle immagini e del messaggio ideologico non trova un editore disposto ad affrontare il particolare clima politico del tempo.
Nel 1958, il libro viene pubblicato a Parigi con il titolo “Les Américains” da Robert Delpire. Come introduzione al libro ci sono testi di Simone de Beauvoir, Erskine Caldwell, William Faulkner, Henry Miller e John Steinbeck. La pubblicazione ha successo ed esce anche negli Stati Uniti proprio l’anno successivo come “The Americans”, pubblicata da Grove Press. L’introduzione di Jack Kerouac, molto celebre in America per via della diffusione del movimento Beat, salva l’uscita del libro e ne evita il flop in seguito ai commenti negativi dei critici.
“The Americans” evidenzia l’inquietudine, l’irrequietezza della Beat Generation ed è visto da molti fotografi come un’opera “fonte” per la fotografia in America. L’uso della luce, le immagini sfocate, i tagli estremi nella composizione, la connessione logica della sequenza delle immagini, la dimostrazione di atteggiamenti indifferenti e la fittizia accidentalità dei soggetti fanno di questo libro qualcosa di inaspettato forse troppo rivoluzionario e ribelle per quei tempi.
Le immagini di Robert Frank potrebbero colpire qualcuno come sciatte – l’estensione dei toni non è giusta e cose del genere – ma sono di gran lunga superiori alle immagini di Ansel Adams per quanto riguarda la qualità, perché la qualità di Ansel Adams, se posso dirlo, è essenzialmente la qualità di una cartolina. Ma la qualità di Robert Frank è una qualità che ha qualcosa a che fare con ciò che egli sta facendo, con quella che è la sua mente … E’ qualcosa che ha a che fare con l’intenzione“. Elliott Erwitt
In occasione del cinquantenario dalla prima pubblicazione, il libro è stato ripubblicato con un aspetto totalmente nuovo. Robert Frank ha curato questa riedizione digitalizzando e dando nuovi tagli alle immagini e modificando la composizione. Il libro in versione italiana è pubblicato da Contrasto.

L’introduzione di Jack Kerouac: “with the agility, mystery, genius, sadness and strange secrecy of a shadow Frank photographed scenes that have never been seen before on film“.

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